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Dipartimento Esteri della Democrazia Cristiana
POLITICA ESTERA: LINEE GENERALI
La politica estera democristiana deve riprendere quella che è stata la politica portata avanti dalla DC negli anni che ha governato l'Italia, incentrata sull'idea degasperiana, della adesione all'atlantismo e una attenzione particolare verso i Paesi della sponda sud del Mediterraneo e del Medioriente. Pertanto, la politica estera dell'Italia non può prescindere dalla sua collocazione all'interno del mare Mediterraneo e dai rapporti con i paesi che vi si affacciano e deve tendere ad una costante preoccupazione per la stabilità geopolitica dell'area mediterranea e, in particolare, dello scacchiere arabo.
La sicurezza e la pace nel mondo arabo, posto a pochi passi dal Canale di Sicilia, sono un obiettivo cruciale per la nostra diplomazia. Quali le iniziative politiche dell'Italia di fronte agli eventi politico-militari che si vanno delineando nel mondo arabo, ponendoli nel contesto della politica internazionale. La scelta di tale tema, che l'attualità internazionale ha riportato alla ribalta, origina da diverse ragioni che sostanziano la rilevanza politico- economica del Levante mediterraneo, prima fra tutti l'abbondanza di risorse energetiche di tale area. Il fattore petrolifero e non solo (vedi gas nella parte orientale del mediterraneo), infatti, ha assicurato una costante attenzione delle grandi potenze per le sorti del mondo arabo. Come gli eventi della guerra in Iraq e le turbolenze nei rapporti della Libia e dell'Iran con l'Occidente dimostrano, la questione petrolifera e del gas continua a essere un interesse primario per gli Stati Uniti, l'Europa, la Russia e, recentemente anche della Cina e della Turchia. A ciò si aggiunge la posizione geostrategica del Medio Oriente, posto là dove tre continenti, Asia, Africa ed Europa, s'intersecano, creando equilibri e condizioni storico-politiche uniche nel loro genere. Nel complesso, la volontà delle potenze occidentali di controllare quella preziosa porzione di mondo, la contestuale volontà della classe dirigente nei paesi arabi di raggiungere il pieno affrancamento da qualunque influenza straniera e alcune specifiche questioni, prima fra tutte il conflitto arabo-israeliano, armeno/ Azerbajan/ Turchia, turco/siriano/curdo, creano i presupposti per una situazione di forte e protratta conflittualità. Un simile quadro ha un evidente riverbero sulla politica dei paesi rivieraschi del Mediterraneo, inclusa l'Italia, ponendo alle autorità italiane rilevanti questioni inerenti le sicurezza nazionale, le relazioni politiche bilaterali con i paesi nordafricani e mediorientali, e la tutela degli interessi economici nazionali collegati ai paesi arabi.
L'importanza storiografica della contemporaneità del Mediterraneo e del Medio Oriente è accresciuta da alcune considerazioni sul rapporto tra l'Italia e l'area mediterranea. Fin dagli anni Ottanta del Diciannovesimo secolo, lo Stato italiano ha tentato di esercitare una crescente influenza a tutto tondo, in Nord Africa e in Medio Oriente. Partendo dai governi liberali, passando per il regime fascista, per arrivare al nuovo Stato repubblicano, le autorità nazionali hanno costantemente cercato, pur se con finalità e modi d'azione diversi, di esercitare una politica attiva nel mondo arabo, rafforzando le relazioni con i paesi e i popoli presenti nel Mediterraneo. Tuttavia, la Seconda Guerra Mondiale e la sconfitta bellica hanno rappresentato una sorta di iato per la politica mediterranea nostrana.
Pur continuando a perseguire una politica d'influenza nel Mediterraneo e in Medio Oriente, le attuali autorità rigettano gran parte degli eccessi ideologici derivanti dalla febbre nazionalista del periodo fascista. Tuttavia, i vari governi che si sono succedutisi dopo il cinquantennio democristiano, hanno trascurato di esercitare una diplomazia mediterranea, dimenticando di porre una particolare attenzione ai rapporti con gli Stati arabi. Infatti, la diplomazia italiana si deve porre l'obiettivo di recuperare i rapporti con gli Stati arabi e ricostruire il diffuso sistema di relazioni economiche anche con una costante e massiccia presenza dell'Italia in quelle aree. Tale impostazione deve essere funzionale a una nuova penetrazione economico- commerciale delle grandi imprese italiane in Nord Africa e Medio Oriente quasi completamente esautorate dalla attuale inerzia del governo italiano.
La diplomazia bilaterale mediterranea deve essere, quindi, uno strumento di penetrazione culturale e di sostegno all'iniziativa dei grandi gruppi italiani, per creare occasioni di espansione industriale e commerciale, e, soprattutto, stabilire canali di approvvigionamento petrolifero e del gas garantiti a costi di favore e di incrementare uno scambio commerciale a doppio senso tra l'Italia e i Paesi della sponda sud del Mediterraneo. Il primo di questi obiettivi è il perseguire la stabilità geopolitica dell'area mediterranea e, in particolare, dello scacchiere arabo e medio orientale (Siria, Turchia, Armenia, Azerbajan e Grecia). Per quanto riguarda la Grecia è essenziale sostenerla nel suo confronto con la Turchia al fine di garantire la sicurezza nello scacchiere del mare Egeo fondamentale per l'Italia e l'Europa.
Contenere la politica muscolare della Turchia che in questi anni si è manifestata con un interventismo in diversi settori dello scacchiere mediterraneo, da quello siriano a quello libico fino alle provocazioni nel mar Egeo contro la sovranità greca delle acque del mare Egeo. Bisogna ricordare che il "lassai faire" dei Paesi europei nei confronti della Germania nazista, invece di evitarla, portò allo scoppio della seconda guerra mondiale.
Prevenire, contenendo ed ostacolando la politica aggressiva della Turchia, potrà evitare ulteriori e più estesi conflitti alle porte dell'Unione europea. La sicurezza e la pace nel mondo arabo, posto a pochi passi dal Canale di Sicilia, deve rappresentare un obiettivo cruciale per la diplomazia italiana. L'equilibrio geopolitico è presupposto irrinunciabile per garantire al paese un contesto adeguato per la crescita economica e lo sviluppo sociale in relazione ad un armonico confronto diplomatico col mondo arabo, in grado di garantire il complesso degli interessi italiani. Al momento la diplomazia italiana è pervasa da molte contraddizioni in politica estera sempre in bilico tra la vocazione mediterranea (molto attenuata in quest'ultimo periodo e messa in secondo piano rispetto a quella francese) e l'ortodossia euro-atlantica, che porta ad affermare che è una diplomazia, per così dire, strabica e poco efficace.
Pertanto, vi è la necessità per l'Italia di essere presente nello scacchiere mediterraneo, per garantirsi uno spazio politico nelle vicende del mondo arabo e non solo, visto l'importanza che quella area strategica va assumendo sia riferito alle vicende politiche-strategiche che riguardo al problema energetico riferito al versante orientale del mediterraneo a cui l'Italia non può rimanere esclusa.
E' la ricerca di una presenza politica deve giustificare un nostro frenetico attivismo. L'Italia non deve rinnegare l'idea di una nazione-ponte tra l'Europa e il Levante mediterraneo, riconoscendo al nostro paese un'unicità storica, politica e culturale tra le nazioni del vecchio continente.
Emblematico in questo senso è il neoatlantismo che la DC, da Giovanni Gronchi, Amintore Fanfani e lo stesso Mattei, ha sempre sostenuto come elemento prioritario della sua politica estera. E proprio l'ideale neoatlantico, rivisto e corretto, è uno dei principi che si deve perseguire come iniziative diplomatiche italiane nel Mediterraneo.
Tutto ciò non ci deve far dimenticare la tradizionale amicizia con lo Stato di Israele, unica nazione tradizionalmente democratica ed anche unica in quello scacchiere geografico, assicurando la sua sicurezza.
Per quanto riguarda tutto il continente africano è opportuno non lasciare spazio e campo libero alla sola Cina, unica nazione che in questi anni, è impegnata attivamente in una politica di progressiva espansione culturale, commerciale e militare in quel continente.
L'Italia deve essere presente in quello scacchiere geografico anche per supportare l'azione della Francia che in questi ultimi anni ha visto ridimensionato fortemente il suo ruolo di potenza ex coloniale e di sostegno ai paesi africani di lingua francese. Anche qui in un quadro di rispetto per quel continente ma soprattutto in un rafforzamento degli scambi commerciali/culturali e non di quelli militari.
Altro scacchiere importante per la diplomazia italiana è senz'altro quello latino americano. In considerazione della forte presenza di cittadini italiani o di origine italiana non possiamo essere assenti da quel continente. La diplomazia italiana deve tendere a salvaguardare i nostri interessi in quel contesto geo-politico, anche proponendo a quei paesi una loro maggiore integrazione politica ed economica con un collegamento sempre più stretto con i paesi europei mediterranei quali l'Italia, la Spagna e il Portogallo. Il sentire comune deve portare ad una politica di maggiore integrazione economica, politica e sociale che porti allo sviluppo del continente sud americano.
Questo si deve sviluppare anche con una politica di forte presenza culturale dei paesi del sud Europa con continui scambi con le realtà culturali latino-americane.
La nostra politica estera nei confronti della Russia non può prescindere da una azione sì di intesa con quanto proposta e sostenuta dall' U. E. ma, essa deve tendere a sviluppare azioni tese a sviluppare quelle forti relazioni politiche ed economiche che sono sempre state alla base delle relazioni tra l'Italia e la Russia in un'ottica di reciproco rispetto. Per questo bisognerà chiedere, con forza, alla federazione Russa, il suo ritiro dalla striscia della Transnistria (di fatto sottratta) e la sua riconsegna alla Moldavia.
Per quanto riguarda questo Paese è necessario avviare una politica di maggiore integrazione con l'U.E., per addivenire in tempi relativamente brevi ad una sua integrazione.
Gli interessi dell'U.E. in generale devono però tenere conto di quelli che sono gli interessi dell'Italia. Pertanto, la nostra politica estera nei confronti della federazione russa si deve basare soprattutto sui nostri interessi che non sempre coincidono con quelli dei paesi europei soprattutto di quelli del nord Europa.
Altro capitolo importante è quello dei rapporti dell'Italia con la Cina e l'India. Due Paesi che da soli rappresentano un terzo della popolazione mondiale e quasi un quarto dell'economia mondiale. I rapporti dell'Italia con la Cina devono essere ulteriormente potenziati però in un quadro di riequilibrio commerciale e di salvaguardia dei diritti dei lavoratori cinesi al fine di evitare una concorrenza sleale con l'economia italiana. Chiedere, unitamente all'intera U.E., alla Cina il rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo, il rispetto delle opposizioni e delle minoranze interne e religiose.
L'India, altro grande Pese del continente asiatico, deve essere ulteriormente rafforzata la nostra presenza commerciale ma soprattutto culturale. Questo grande Paese può offrirci grandi potenzialità di sviluppo e di penetrazione per le nostre industrie e per i nostri prodotti specie agricoli.
Vi sono due temi importanti che la DC pone all'attenzione per quanto attiene la politica estera: il primo è inerente al riconoscimento dei diritti umani, concezione filosofico- politica che accolta come fondamento giuridico delle Costituzioni moderne, descrive i diritti inalienabili che ogni essere umano possiede. Ad ogni individuo pertanto, spettano tutti i diritti e tutte le libertà senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione a tutela dei soggetti deboli (ossia donne, bambini, rifugiati e migranti), della pace e dell'ambiente e la garanzia all'assistenza umanitaria.
La DC è: contro la discriminazione razziale; contro la discriminazione verso le donne; contro la tortura, le pene o i trattamenti crudeli, inumani o degradanti; per la tutela dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza; per i diritti dei lavoratori migranti e dei loro familiari; per i diritti dei disabili. Secondo non per importanza e strettamente collegato alla posizione delle donne, delle donne disabili e dei disabili meritevoli nei posti decisionali o di potere.
Nel "Commento Generale n. 7" del Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, in tema di partecipazione delle persone con disabilità e gli obblighi degli Stati ai sensi degli articoli 4, paragrafo 3 dello stesso Commento Generale, nell'elaborazione e nell'attuazione della legislazione e delle politiche da adottare per attuare la Convenzione, così come negli altri processi decisionali relativi a questioni concernenti le persone con disabilità garantire la partecipazione di donne e minori con disabilità attraverso le loro organizzazioni rappresentative, comprese quelle che rappresentano donne e minori con disabilità, nello sviluppo e nell'implementazione di legislazioni e politiche di attuazione della Convenzione e in altri processi decisionali, incoraggiare e facilitare la creazione di organizzazioni di donne e ragazze con disabilità, quale ad esempio un meccanismo che consenta la loro partecipazione alla vita pubblica, su base di eguaglianza con gli uomini con disabilità, attraverso le proprie organizzazioni. Promuovere l'inclusione delle persone con disabilità in tutti gli ambiti della vita sociale - che sta alla base delle norme contenute nella Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, perché l'inclusione è un concetto diverso dall'inserimento e dall'integrazione. Il diritto umano ad essere incluso non dipende infine dalle risorse disponibili, bensì dalla consapevolezza che tutti gli esseri umani hanno i medesimi diritti.
LA DC E L'UNIONE EUROPEA: BASE POLITICA ED ECONOMICA PER L'UNIONE
In ambito europeo la DC deve proseguire nel solco tracciato dai padri fondatori dell'UE (Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Jean Monnet, Robert Schuman, Paul-Henri Spaak, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi) i quali auspicarono una istituzione comunitaria dotata di poteri politici, economici, fiscali e di spesa.
Un progetto finalizzato alla creazione di un Europa attenta ai bisogni dell'uomo, solidale e solidaristica, unificante e non sovranista, una politica rivolta alla salute della persona, al comportamento cristiano per un nuovo Umanesimo. Un'Europa autenticamente democratica che rifugga dalle tentazioni nazionalistiche ed autoritarie (vedasi Polonia e Ungheria), che persegua l'innovazione tecnologica, la transizione verde ed ecologica, uno sviluppo ecosostenibile, un'Europa attenta alle aeree più arretrate del continente e che si ponga l'obiettivo del loro sviluppo; che guardi ai Paesi del sud-europeo, quale naturale ponte ideale verso l'Africa e la sponda nord del Mediterraneo ed inoltre, che superi il dogma del limite del deficit pubblico al di sotto del 3% del PIL. L'Unione europea deve confrontarsi con sfide senza precedenti, sia a livello mondiale che al suo interno. Conflitti regionali, terrorismo, pressioni migratorie crescenti, protezionismo e disuguaglianze sociali ed economiche, insieme, dovremo essere determinati ad affrontare le sfide di un mondo in rapido mutamento e a offrire a tutti i cittadini europei sicurezza e nuove opportunità.
E' necessario rendere l'Unione europea più forte e resiliente, attraverso un'unità e una solidarietà ancora maggiori tra di noi e nel rispetto di regole comuni. L'unità è sia una necessità che una libera scelta. Agendo singolarmente i Paesi europei sarebbero tagliati fuori dalle dinamiche mondiali, restare uniti è la migliore opportunità che si ha di influenzare e di difendere gli interessi e i valori comuni dell'Europa.
Bisogna agire congiuntamente, a ritmi e con intensità diversi se necessario, ma sempre procedendo nella stessa direzione, come si è fatto in passato, in linea con i trattati e lasciando la porta aperta a coloro che desiderano associarsi successivamente. L'Unione che la DC propone è quella indivisa e indivisibile.
Per il prossimo decennio 2021-2030 dobbiamo tendere ad una Unione sicura, prospera, competitiva, sostenibile e socialmente responsabile, che abbia la volontà e la capacità di svolgere un ruolo chiave nel mondo e di plasmare la globalizzazione. Globalizzazione che deve essere intesa come chiave per favorire lo sviluppo dei popoli nel rispetto dei diritti e degli interessi di tutti i cittadini e non già, come è successo fino ad ora, con la loro perdita, dove l'economia e la finanza sono state favorite a discapito delle nazioni e dei popoli. Si deve tendere a un'Unione in cui i cittadini abbiano nuove opportunità di sviluppo culturale e sociale e di crescita economica, che resti aperta a quei paesi europei che rispettano i valori fondanti dell'UE e si impegnano a promuoverli. Sulla base di tali principi la DC propone un programma che prevede:
- " Un'Europa sicura: un'Unione in cui tutti i cittadini si sentano sicuri e possano spostarsi liberamente, in cui le frontiere esterne siano protette, con una politica migratoria efficace ed unitaria, responsabile e sostenibile, nel rispetto delle norme internazionali; un'Europa determinata a combattere il terrorismo e la criminalità organizzata.
- " Un'Europa prospera e sostenibile: un'Unione che generi crescita e occupazione; con un mercato unico e forte, connesso e in espansione, che faccia proprie le evoluzioni tecnologiche, e una moneta unica stabile e ancora più forte che creino opportunità di crescita, coesione, competitività, innovazione e scambio, in particolare per le piccole e medie imprese. Un'Unione che promuova una crescita sostenuta e sostenibile attraverso gli investimenti e le riforme strutturali e che si adoperi per il completamento dell'Unione economica e monetaria, in cui le economie dei vari Stati che la compongono convergano difendendo e solidarizzando con quelli economicamente più deboli e svantaggiati, per consentire loro di crescere e svilupparsi, mettendosi a pari con quelli economicamente più sviluppati; un'Unione in cui l'energia sia sicura e conveniente e l'ambiente pulito e protetto.
" Un'Europa sociale: un'Unione che, sulla base di una crescita sostenibile, favorisca il progresso economico e sociale, nonché la coesione e la convergenza, difendendo nel contempo l'integrità del mercato interno; che tenga conto della diversità dei sistemi nazionali e del ruolo fondamentale delle parti sociali; che promuova la parità tra donne e uomini e diritti e pari opportunità per tutti; che lotti contro la disoccupazione, la discriminazione, l'esclusione sociale e la povertà; che si preoccupi che i giovani ricevano l'istruzione e la formazione migliore e possano studiare e trovare un lavoro in tutto il continente; un'Unione che preservi il nostro patrimonio culturale e promuova la diversità culturale.
" Un'Europa più forte sulla scena mondiale: un'Unione che sviluppi ulteriormente i partenariati esistenti e al tempo stesso ne crei di nuovi e promuova la stabilità e la prosperità nel suo immediato vicinato a est e a sud, ma anche in Medio Oriente e in tutta l'Africa e nel mondo, pronta ad assumersi maggiori responsabilità e a contribuire alla creazione di un'industria della difesa più competitiva e integrata. Un'Unione impegnata a rafforzare la propria sicurezza (attraverso l'istituzione di una Polizia federale) e difesa comuni (attraverso un esercito federale), anche in cooperazione e complementarità con l'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, tenendo conto degli impegni giuridici e delle situazioni nazionali; attiva in seno alle Nazioni Unite che difenda un sistema multilaterale disciplinato da regole, che sia orgogliosa dei propri valori e protettiva nei confronti dei propri cittadini, che promuova un commercio libero ed equo e una politica climatica verde, globale e positiva.
In tale ambito è necessario che l'Italia si faccia interprete presso l'U.E. della necessità di avere come lingua franca per i lavori comunitari, il Latino, che serva ad unire tutti i Paesi e tutti i cittadini europei facendoli sentire parte di un unico progetto che non può più essere l'inglese, a seguito anche e, soprattutto, dell'uscita della Gran Bretagna dall'ambito comunitario.
La politica comunitaria della DC deve tendere verso questi obiettivi, ferma nella convinzione che il futuro dell'Europa è nelle mani degli europei e che l'UE è il migliore strumento per conseguire tali fini. Bisogna dare ascolto e risposte alle preoccupazioni espresse dai cittadini e dialogare con i parlamenti nazionali. Si propone, altresì, una collaborazione a livello di Unione europea, nazionale, regionale o locale per fare davvero la differenza, in uno spirito di fiducia e di leale cooperazione, sia tra gli Stati membri che tra di essi e le istituzioni dell'UE, nel rispetto del principio di sussidiarietà, lasciando ai diversi livelli decisionali, sufficiente margine di manovra per rafforzare il potenziale di innovazione e crescita dell'Europa. La DC propone che l'UE tenda verso uno stato federale, ad uno Stato europeo Centrale che conviva, in sovrapposizione, con i 26 Stati nazionali.
Il presupposto, è che in un determinato territorio (Europa) esistano degli interessi generali europei e degli interessi differenziati degli Stati, per cui conviene che lo Stato centrale federale deve provvedere al soddisfacimento dei bisogni di interesse generale e che gli Stati provvedano, differenziatamente, a soddisfare i rispettivi bisogni distinti.
Corrispondentemente deve essere creato, rispettivamente, un sistema fiscale centrale federale e altrettanti sistemi fiscali statali, quanti sono gli Stati.
Per quanto riguarda i bisogni di interesse generale, il fatto che essi siano generali comporta che siano comuni a tutti.
Per questo, lo Stato centrale federale deleghi la relativa gestione agli Stati, dopo avere fissato gli obiettivi quantitativi, da attuare uniformemente in tutti gli Stati e la dotazione dei congrui strumenti finanziari.
Per quanto riguarda i sistemi fiscali, il criterio di prima approssimazione è che, ad ogni livello di enti, corrisponda un rispettivo sistema fiscale. Ma questi sistemi a più livelli non sono neutrali tra i livelli di Stati (lo Stato centrale federale e gli Stati) perché le persone, le merci, i capitali devono circolare tra i livelli di Stati.
Questo fatto porta alla necessità di regolare le interferenze. Il modo ritenuto più corretto è che venga pensato un sistema fiscale unitario per la Federazione e che al suo interno sia fatta una ripartizione delle imposte tra gli Stati, ad es. quali imposte attribuire allo Stato centrale federale e quali agli Stati federati.
Sintesi dei temi considerati per la nuova UE
- Bilancio più forte nel cuore della zona euro - BCE come banca federale e di ultima istanza
- investimenti comuni (superministro) - eurozona sottoposta a un controllo democratico" (Parlamento ad hoc) - budget non per mutualizzare i debiti pubblici accumulati dai singoli Paesi"- immigrazione
- difesa "una forza militare comune d'intervento" con budget comune di difesa progressivo
- accademia europea di intelligence - procura europea anti-terrorismo - protezione civile per rispondere a catastrofi come i terremoti e le inondazioni"
- immigrazione - polizia europea delle frontiere
- un ufficio Difesa
- università europee
- tassa sulle emissioni di gas serra - tribunale europeo
- agenzia per l'innovazione
- budget per gli investimenti dell'eurozona
- tassa europea sulle transazioni finanziarie destinata allo sviluppo dell'Africa europeo stesse regole per l'asilo politico
- stesse regole per le imprese, il diritto degli affari e i fallimenti
- difesa dell'acqua pubblica - della sanità pubblica - della scuola pubblica.
A titolo esemplificativo i Ministeri da istituire a livello in UE
- Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
- Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
- Politiche Sociali
- Difesa
- Giustizia
- Salute
- Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare
- Infrastrutture e dei Trasporti
- Politiche Agricole Alimentari e Forestali
- Economia e delle Finanze
- Interno
- Università e della Ricerca
- Sviluppo Economico
- Affari regionali e Coesione territoriale - Sport.
La Dc si deve collocare, in ambito europeo, in un gruppo politico di chiara ispirazione democratica, che non veda al suo interno, la presenza di forze sovraniste, antieuropeiste e di dubbia democraticità.
Coordinamento Democrazia Cristiana per gli Italiani all'Estero
Movimento Lavoratori Cristiani - Democrazia Cristiana
Attività della Democrazia Cristiana nel Partito Popolare Europeo
Per una nuova amicizia DC-CDU nel PPE
Attività della Democrazia Cristiana in Europa e nel Mondo
Unione Europea Democratica-Cristiana
Unione Mondiale Democratica-Cristiana
Democrazia Cristiana e Attività del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
Democrazia Cristiana e attività dei Ministeri degli Esteri del Mondo
Ministero Ombra degli Esteri Democrazia Cristiana
European Diplomacy Democrazia Cristiana
Democrazia Cristiana Europea - Working Groups
G7 Foreign Policy and Democrazia Cristiana
Democrazia Cristiana e attività della Commissione Europea
Democrazia Cristiana e attività del Consiglio dell'UE
Democrazia Cristiana e attività del Parlamento Europeo
Democrazia Cristiana e attività del Consiglio Europeo